Il dato di export relativo al primo semestre 2026 (gennaio-giugno 2026) mostra per l’Italia una crescita tendenziale delle esportazioni in valore del 4,5%. Il risultato è sintesi di dinamiche territoriali tutte positive, ma differenziate: le vendite all’estero aumentano soprattutto per il Centro (+11,9%) e le Isole (+8,8%), seguite dal Nord-ovest (+4,3%), dal Sud (+3,8%) e dal Nord-est (+1,9%).
Le Marche chiudono il I semestre 2026 con una crescita del 9,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, un risultato superiore alla media nazionale. La dinamica positiva è tuttavia fortemente concentrata in alcuni comparti. Spiccano i mezzi di trasporto (+72,5%), e in particolare gli altri mezzi di trasporto (+80,5%), insieme a computer, apparecchi elettronici e ottici (+17,1%), legno, carta e stampa (+14,1%), macchinari (+13,8%), alimentare (+8,7%) e prodotti in metallo (+7,5%). Il farmaceutico risulta sostanzialmente stabile (+0,8%). Restano invece in flessione il tessile-abbigliamento-pelli (-7,1%), con gli articoli in pelle a -10,1%, la gomma-plastica e i minerali non metalliferi (-7,7%), gli apparecchi elettrici (-7,4%), la chimica (-6,1%) e le altre attività manifatturiere (-4,3%), con il mobile a -10,1%. Nel solo secondo trimestre 2026 l’export manifatturiero regionale cresce del 3,5% rispetto al secondo trimestre 2025, evidenziando un ritmo più contenuto rispetto ai primi tre mesi dell’anno.
Al netto del Pharma e della cantieristica navale, le Marche registrano una crescita di circa il 2% rispetto al primo semestre 2025. Il dato segnala quindi un miglioramento della componente sottostante dell’export regionale, ma decisamente più contenuto rispetto alla variazione complessiva.
“Il ritorno in positivo dell’export regionale è un segnale importante, tanto più perché il dato semestrale è superiore alla media nazionale – commenta il presidente di Confindustria Marche Roberto Cardinali –. Al tempo stesso, la lettura deve essere prudente: una quota rilevante della crescita è legata alla cantieristica, caratterizzata per sua natura da commesse di elevato valore e da flussi irregolari. Al netto dei comparti che incidono maggiormente sulla volatilità del dato, la crescita resta positiva ma molto più contenuta. È quindi una ripresa reale, ma ancora selettiva, con diversi settori della manifattura marchigiana che continuano a mostrare difficoltà.”
Sul fronte geografico, crescono in modo molto marcato le esportazioni verso l’America settentrionale (+85,8%) e aumentano anche quelle verso l’Europa (+6,9%). Risultano invece in calo le vendite verso l’Africa (-2,7%), l’America centro-meridionale (-0,8%), l’Asia centrale (-8,9%), l’Asia orientale (-11,9%), il Medio Oriente (-29,5%) e l’Oceania e gli altri territori (-12,4%). Il forte incremento del Nord America va letto anche alla luce dell’espansione dei flussi nei mezzi di trasporto, mentre nel complesso il quadro dei mercati di destinazione resta molto eterogeneo.
Sul fronte provinciale, Ancona chiude il semestre con una crescita delle esportazioni del 27,5%, sostenuta soprattutto dai mezzi di trasporto (+88,7%), dai prodotti tessili (+64,6%), dai macchinari (+43,5%) e dal legno, carta e stampa (+29,4%); restano invece in calo i prodotti in metallo (-13,2%) e gli apparecchi elettrici (-10,0%). Pesaro Urbino registra un aumento del 6,0%, trainato dall’alimentare (+25,3%) e dai prodotti in metallo (+22,1%), a fronte di una flessione del mobile (-9,5%). Macerata chiude con un calo del 5,4%, con flessioni nel tessile-abbigliamento-pelli (-9,7%), nella chimica (-20,2%) e nel mobile (-20,6%). In diminuzione anche Fermo (-6,2%), dove il tessile-abbigliamento-pelli perde il 9,0% e gli articoli in pelle il 9,4%, mentre crescono computer, apparecchi elettronici e ottici (+89,9%) e legno, carta e stampa (+10,3%). Ascoli Piceno registra infine una flessione del 4,2%: il farmaceutico, principale comparto provinciale, arretra del 2,0%, mentre calano in modo più marcato gomma-plastica e minerali non metalliferi (-29,0%) e mezzi di trasporto (-41,6%); positivi invece computer, apparecchi elettronici e ottici (+28,5%), prodotti tessili (+9,1%) e chimica (+8,6%).
“Il quadro provinciale e settoriale conferma che non siamo di fronte a una ripresa uniforme – prosegue il presidente Cardinali –. Accanto a comparti capaci di rafforzare la propria presenza internazionale, restano sotto pressione la moda, le calzature, il mobile, gli apparecchi elettrici e alcune produzioni della gomma-plastica. È quindi importante sostenere gli investimenti, l’innovazione e l’internazionalizzazione delle imprese, favorendo sia il consolidamento nei mercati europei sia una maggiore diversificazione geografica. La competitività delle Marche dipende dalla capacità di trasformare il rimbalzo di alcuni grandi flussi in una crescita più diffusa e stabile dell’intero sistema manifatturiero.”
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