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Marche, l’export passa anche dalla crescita dimensionale

17/03/2026

In Italia, microimprese sono il 40% degli esportatori ma pesano solo per l’1,5% del valore export. Nelle Marche, esportatori dimezzati in vent’anni. Cardinali: “rafforzare il sistema produttivo per recuperare competitività internazionale”.


“Dati alla mano, il ruolo della dimensione d’impresa nella capacità di generare export gioca un ruolo cruciale e serve orientare in questo senso le politiche di sviluppo economico regionale”. È la considerazione del presidente di Confindustria Marche Roberto Cardinali, alla luce di una recente analisi del Centro studi di Confindustria Marche, che evidenzia l’impatto determinante delle imprese di dimensioni medio-grandi per l’export.
A livello nazionale, le imprese con meno di 10 addetti rappresentano circa il 40% delle imprese esportatrici, ma generano solo l’1,5% dell’export complessivo. Al contrario, meno dell’8% delle imprese con almeno 100 addetti realizza oltre il 70% del valore esportato.

Il divario dimensionale si riscontra anche nei principali settori manifatturieri. Nell’abbigliamento, quasi il 60% delle imprese esportatrici ha meno di 10 addetti, ma contribuisce a circa il 5,7% dell’export settoriale. Nelle calzature, il 50% delle imprese esportatrici è costituito da micro-imprese, che spiegano meno del 3% dell’export.
Tra il 2011 e il 2024 l’Italia ha perso circa 28 mila imprese esportatrici, che contavano, per la quasi totalità, meno di 50 addetti. Al contrario, il numero di esportatori con oltre 50 addetti è aumentato di circa 800 unità. Nonostante l’incremento numericamente contenuto, queste imprese generano la quasi totalità dell’export nazionale.
Nelle Marche la dinamica è ancora più accentuata. Il numero di esportatori è sceso da oltre 11 mila unità nei primi anni Duemila a circa 5.600 nel 2024, più che dimezzandosi in vent’anni. La riduzione della base esportatrice contribuisce alla perdita di peso relativo dell’economia regionale sul totale nazionale.

“Non è un’opinione, ma un’evidenza, che per rafforzare in modo duraturo la competitività regionale è necessario orientare le politiche di sviluppo verso la crescita e il consolidamento del sistema produttivo – continua il presidente Cardinali -. In particolare, è prioritario accompagnare il salto dimensionale delle imprese per assicurare maggiore potenziale di crescita, presenza a lungo termine sui mercati esteri ed effetto traino per le filiere. Concentrare quindi le risorse per generare un impatto significativo su export, valore aggiunto e occupazione qualificata; sostenere processi di aggregazione e investimento, favorendo il rafforzamento organizzativo e finanziario delle imprese. La piccola impresa resta una componente essenziale del tessuto produttivo regionale, ma la crescita dell’export e del PIL passa dalla capacità di accompagnare le aziende verso uno sviluppo dimensionale, quindi competitivo”.

La considerazione sul fattore dimensionale è ancor più attuale considerando i dati definitivi sull’export del 2025, anno che si è chiuso per l’Italia con una crescita del 3,3% rispetto all’anno precedente, mentre le Marche, in controtendenza, hanno chiuso con un calo del 7,6%, evidenziando in particolare un andamento più debole nella seconda parte dell’anno.
La manifattura marchigiana scende nell’export dell’8,2%, risultato fortemente influenzato dall’andamento del settore farmaceutico. Al netto di questo comparto, il calo risulta più contenuto, pari al 3,8%. Considerando anche l’effetto della cantieristica navale, settore che negli ultimi anni ha contribuito a determinare oscillazioni significative nei flussi commerciali regionali, la flessione dell’export si riduce ulteriormente, attestandosi al 3,3%.
La contrazione del farmaceutico è concentrata nella provincia di Ascoli Piceno, con una flessione prossima al 40% rispetto al 2024. Complessivamente la riduzione rilevata a livello regionale supera i 750 milioni di euro, dovuta per circa la metà al calo delle vendite verso i mercati europei e per la restante parte a flessioni verso Stati Uniti e Cina.

Tra i principali comparti, si osserva una crescita moderata per i metalli (+3,9%) e per i prodotti elettronici (+10,2%), mentre risultano in calo la meccanica strumentale (-10,2%), gli elettrodomestici (-2,6%) e i mezzi di trasporto (-8,8%). Positiva anche la dinamica dell’alimentare (+4,4%), mentre resta debole il sistema moda (-8,6%), con flessioni rilevanti sia per l’abbigliamento (-12,2%) sia per le calzature (-6,9%).

 

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