Piccola Industria Confindustria e Protezione Civile a confronto su prevenzione, continuità operativa e capacità di risposta delle imprese
A dieci anni dal terremoto che ha colpito il centro Italia, Confindustria è tornata ad Arquata del Tronto per parlare di prevenzione, resilienza e continuità operativa del sistema produttivo.
Oggi, la sala consiliare “Aleandro Petrucci” ha ospitato “Business Continuity per le PMI”, incontro promosso da Piccola Industria Confindustria, Confindustria Marche Piccola Industria e Dipartimento della Protezione Civile, in collaborazione con Unipol e SFC – Sistemi Formativi Confindustria.
La scelta di Arquata del Tronto è strettamente legata alla storia del Programma Gestione Emergenze (PGE) di Confindustria, nato dall’esperienza maturata durante il sisma del 2016 e successivamente sviluppato a livello nazionale. Il PGE è oggi un presidio stabile composto da imprenditori di Piccola Industria e referenti tecnici delle associazioni del sistema che, sotto il coordinamento centrale di Piccola Industria e in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile, opera per sostenere la continuità operativa e le comunità dei territori interessati da eventi estremi e diffondere la cultura della prevenzione.
L’incontro è stato l’occasione per ripercorrere la collaborazione tra Confindustria e il sistema di Protezione Civile, approfondire i contenuti del nuovo protocollo d’intesa siglato tra Confindustria e Dipartimento della Protezione Civile e affrontare i temi della business continuity e dell’obbligo assicurativo contro i danni derivanti da calamità.
Fausto Bianchi, Presidente di Piccola Industria Confindustria
“L’alleanza tra imprese, Protezione Civile e istituzioni è una leva strategica per rendere il Paese più resiliente. In questi dieci anni il Programma Gestione Emergenze ha costruito un legame sempre più forte tra il Sistema Confindustria e la Protezione Civile, mettendo in rete competenze, procedure, relazioni e capacità di intervento. È un patrimonio prezioso, che oggi dobbiamo rafforzare puntando sempre di più sulla prevenzione e sulla preparazione alle emergenze. Questo vale in particolare per le PMI, che nei territori sono veri presìdi sociali oltre a rappresentare attività economiche: generano occupazione, custodiscono competenze, tengono vive le filiere e contribuiscono alla coesione delle comunità. Per questo aiutare le imprese a conoscere i rischi, dotarsi di strumenti di business continuity e prepararsi a reagire significa proteggere non solo la continuità aziendale, ma la capacità stessa dei territori di resistere e ripartire”.
Fabio Ciciliano, Capo Dipartimento della Protezione Civile
“Dobbiamo strutturare meglio e ulteriormente questo protocollo nei territori con la rete delle PMI che rappresentano il 95% delle imprese italiane. Creare questa rete aumenterà la sicurezza della comunità locale: un mantello che aumentando la capacità di risposta e di reazione ne diventano parte essenziale e funzionale. Un'impresa che riesce a non interrompere la propria attività è un'impresa sana.”
Roberto Cardinali, Presidente Confindustria Marche
“Il P.G.E. nasce da un'esigenza concreta: di fronte alle calamità non basta intervenire quando l’emergenza è già in corso, ma bisogna prepararsi, lavorare sulla prevenzione e capacità di risposta. Quando abbiamo dato vita al PGE, l’obiettivo era mettere a sistema le competenze e la straordinaria solidarietà del nostro sistema associativo, dando supporto alle comunità di imprese e cittadini con ciò che serve, dove serve, quando serve. Negli anni quel modello è cresciuto ed è diventato una collaborazione strutturata con la Protezione Civile.”
Diego Mingarelli, presidente di Confindustria Ancona
“La forza del PGE sta nell’aver cambiato radicalmente la logica dell’emergenza: non si tratta più di contare i danni ma di costruire una rete di prevenzione prima che la crisi diventi irreversibile. È così che la continuità d’impresa smette di essere solo gestione del rischio e diventa vera politica industriale”, ha dichiarato.
Guido Castelli Commissario Straordinario del governo per la riparazione e la ricostruzione Sisma 2016
"Dopo le difficoltà e i ritardi dei primi anni, la ricostruzione ha conosciuto un cambio di passo evidente, reso possibile dalla semplificazione delle procedure e da un lavoro costante di aggiornamento delle regole. I numeri lo dimostrano: siamo passati dagli oltre 800 milioni di euro liquidati per la ricostruzione privata nel 2022 ai circa 2 miliardi del 2025, con 15 mila cantieri conclusi e altri 10 mila in corso seguendo un semplice principio: ricostruire meglio, rendendo edifici, infrastrutture e territori più sicuri e capaci di affrontare i rischi futuri.
In questa prospettiva la business continuity è decisiva. La continuità di un’impresa non dipende soltanto dalla sicurezza dello stabilimento, ma dalla resilienza dell’intero territorio: contrastare lo spopolamento dell’Appennino significa anche aumentare la sicurezza dell’Italia. Senza comunità che abitano e presidiano le aree interne cresce la fragilità dei territori. Ricostruire, dunque, significa creare le condizioni perché persone e imprese possano continuare a vivere, investire e produrre qui. Gli Appennini centrali sono la spina dorsale dell’Italia e la loro sicurezza riguarda tutti".
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